Natale nei canti popolari siciliani. Poetica spontanea o vulgata catechesi?

14.00

Autore: Sara Favarò
ISBN: 9788874420940

Anno: 2002
Pagine: 144
Formato: 12×17
Foto / Illustrazioni: no

«Studiosa di tradizioni popolari, poetessa, scrittrice di saggistica e di narrativa, cantautrice, artista e interprete di quegli stessi componimenti da lei amorosamente studiati, Sara Favarò si conferma ancora una volta, in questo saggio dedicato ai canti popolari siciliani a tema religioso, grande “divulgatrice” di cultura, nel senso migliore del termine. Nel senso, cioè, della riproposizione e diffusione di un patrimonio etnomusicale che – tramandato
attraverso i secoli – ora sembra incorrere nell’indifferenza e nell’oblio.
Eppure, si tratta di un patrimonio di musica e poesia estremamente ricco e complesso. Popolare, certamente, con riguardo alla sua diffusione e alle sue infinite varianti. Non già per l’origine. Lo chiarisce l’Autrice, con una bella metafora: “Le preghiere e i canti popolari religiosi sono come fiumi che scendono a valle dividendosi o arricchendosi tra rivoli ed effluenti, ma che alla fonte sono spesso originati da eruditi intelletti …”.
Come Antonio Di Liberto, il canonico di Monreale meglio conosciuto con lo pseudonimo di Binidittu Annuleru, autore del famoso Viaggiu dulurusu di Maria Santissima e lu Patriarca San Giuseppi in Betlemmi. Giacomo D’Orsa, colto poeta di Piana dei Greci, vissuto tra il Seicento e il Settecento e autore di un altro importante componimento poetico natalizio, il Curteggiu di li Pastura a lu Santu Bambinu Gesù, qui pubblicato, come il precedente.
E così, tra ricostruzione filologica e disamina storico-critica si snoda l’excursus nel mondo dei canti devozionali

della tradizione, con frequenti richiami all’interpretazione esoterica e numerologica – anch’essa, dunque, di matrice colta – delle strofe.
Sullo sfondo, emerge l’importante azione di catechesi fra gli strati popolari condotta dalla Chiesa, ancor prima della Controriforma, grazie all’uso del dialetto in canti e drammatizzazioni.
Riusciamo così a scoprire i canali di comunicazione attraverso i quali si dà voce ad una fede semplice, che riflette
modi di vita, sofferenze, sogni, delusioni e speranze di un piccolo mondo fatto di contadini, pastori, artigiani. Gli stessi che portano i loro modesti doni al Bambino appena nato, piangendo e scusandosi per la povertà dell’offerta (“… lagrimannu l’offeriu / nun aju autru, amatu Diu“). Gli stessi che si rivolgono a Dio, Gesù e alla Madonna come ad “entità profondamente umane e, come tali, soggette ad emozioni e sentimenti che in ogni caso i fedeli auspicano, cantano, supplicano attraverso la preghiera“. Ci piace concludere cos, con queste parole di Sara Favarò, le nostre brevi note.
Non rimane che augurare buona lettura a chi si appresta ad iniziare, su queste pagine, il viaggio attraverso la musica e la poesia dei canti natalizi. E ringraziare l’Autrice per averci voluto offrire questa preziosa opportunità.

Abbiamo la fortuna di annoverarla fra i più affezionati fruitori del Museo Pitrè e della sua ricca biblioteca, dove
ha trascorso lunghi periodi di studio e di ricerca. Che, auspichiamo, possano continuare anche in futuro a produrre nuovi frutti, nel segno dell’amore per le nostre tradizioni e dell’impegno a difenderne la memoria, contro l’appiattimento e l’omologazione culturale in atto.
Ad maiora, Sara!» (Prefazione di Eliana Calandra).

Sara Favarò è nata a Vicari nel 1954. Poetessa, cantautrice e scrittrice, ha già pubblicato diversi libri, tra i quali, con Armando Siciliano: Gli occhi del cuore (2001) e Il coraggio delle donne (2002).