La vita e la morte nelle tradizioni aluntine

18.00

Autore: Bianca Fachile
ISBN: 9788874422661

Anno: 1997
Pagine: 200
Formato: 15,5×21
Foto / Illustrazioni: sì, in b/n

«L’importante volume di Bianca Fachile si inserisce con rigore metodologico nel contesto del recupero degli elementi fondamentali della memoria storica. Da questo studio emergono sia i caratteri spirituali che i caratteri materiali della cultura orale, che si è tramandata di generazione in generazione fino ai giorni odierni in un centro come San Marco d’Alunzio dove le radici antropologiche rivestono ancora un ruolo attivo. L’interessante ricerca della Fachile ha saputo cogliere, dopo un lungo percorso ricognitivo e selettivo, il sacro e il profano, che spesso non costituiscono delle insulae separate l’una dall’altra ma due cellule legate insieme da un tessuto connettivo.
Pregevole risulta la documentazione sul ciclo della vita e della morte a San Marco d’Alunzio, che costituisce, sia nel suo centro storico che nel suo hinterland rurale, uno scrigno che conserva una poliedricità di aspetti culturali (architettonici, artistici, urbanistici, folclorici) degni di recupero e di valorizzazione.
La Fachile con quest’impegnativo lavoro è riuscita a trasportare in cultura scritta una serie di testimonianze di grande valore che rischiavano di disperdersi nel vuoto dell’oblìo.
Le tradizioni che la comunità umana aluntina aveva, per una lunga sequenza di secoli, incorporato in sè, nei suoi culti religiosi o nelle sue residuali tracce pagane, sono giunte per naturale filtrazione nelle trame della vita sociale e sono state raccolte in questo volume con un’accurata disposizione tematica che, pur nella sua complessità, è legata in modo indissolubile da una matrice unificante.
Scienza popolare, misticismo, magia risultano, perciò, vincolate da un denominatore comune: il vernacolo delle Caronie che si qualifica come un sistema di comunicazione ricco di significati. Si può affermare che, attraverso questo libro della Fachile, è la stessa voce del popolo nebrodense che esprime con i suoi canti e le sue preghiere, il pathos e la letizia dell’esistenza.
È da sottolineare che in questo studio, l’apparato testuale è integrato perfettamente da un ricco e articolato apparato fotografico che si contraddistingue come un supporto iconografico di grande suggestività. L’oculata scelta delle immagini da parte dell’Autrice permette di ripercorrere de visu le tappe significative del vissuto, sia individuale, sia familiare, sia sociale. Le splendide foto d’epoca ci consentono un excursus storico mediante il quale il lettore può presenziare alle vicende folcloriche aluntine nella fase in cui si sono realmente svolte.
In definitiva, ci sembra opportuno esprimere l’auspicio che questo volume, dedicato alla comunità aluntina, non si qualifichi come un esempio di ricerca significativo ma isolato, dato che può rappresentare un pregevole modello di riferimento per altre indagini glotto-sociali attinenti altre aree isolane in cui la cultura popolare si manifesta ancora con la poesia della sua anima» (dalla Prefazione di José Gambino).

Questo lavoro è frutto di due anni di ricerca, svolta in un comune della provincia di Messina, San Marco d’Alunzio, e finalizzata al recupero della memoria storico-linguistica ed all’analisi di alcuni aspetti della vita odierna sul tema “La vita e la morte”.
Per comunità come quella aluntina, sede di testimonianze storico-artistiche di grande pregio, il recupero delle radici non può essere limitato agli aspetti urbanistico-territoriali, particolarmente suggestivi, ma dovranno essere valorizzati anche altri aspetti fondamentali, come i beni etno-antropologici che, a differenza di altre aree isolane in cui sono stati soggetti ad un processo di sgretolamento, sopravvivono nell’animo e nella quotidianità come es- senza del modus cogitandi e del modus operandi.
Il recupero delle radici acquista a San Marco un significato particolare, dato l’alto livello espressivo di una civiltà contadina che ha costituito l’essenza storica della comunità stessa e che manifesta una serie di valori che, individuati e valorizzati, costituiscono un patrimonio culturale e sociale di grande significato.
Il mio progetto, oltre che un fine scientifico, si è posto anche un fine educativo-didattico, e per questo si è avvalso dell’organizzazione di un’unità didattica avente come tema generale: “Il sacro e il profano”, mirata a far acquisire agli allievi della classe IIA della scuola media “Salvatore Quasimodo” di San Marco d’Alunzio la coscienza del loro patrimonio culturale e il metodo critico della ricerca.
La mia attività si è espletata attraverso un’accurata serie di interviste agli anziani della comunità aluntina, ultimi depositari della tradizione orale, che hanno fornito un ricco materiale, che è stato da me ordinato e articolato in varie tematiche, accompagnate da relazioni esplicative.
Nell’ambito dell’indagine acquista particolare rilievo l’utilizzo del dialetto che, dopo essere stato oggetto di un processo di esclusione o quanto meno di disattenzione da parte degli organi legislativi, solo in questi ultimi anni sta ottenendo una certa rivalutazione, anche sulla base di una recente normativa regionale.
Il dialetto, inserito nell’itinerario dell’educazione linguistica, è servito anche a far recuperare agli allievi la dimensione e i contenuti della cultura orale, e a far analizzare e riconoscere nel contempo i livelli d’interferenza dialetto-lingua per attivare procedure di auto-correzione.

In copertina:
La famiglia Lorenzo Scorza.